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Un nero (per meglio dire meticcio) alla Casa Bianca? Negli anni '20 uno scrittore di fantascienza lo aveva previsto. Edizioni Controluce pubblica, per la prima volta in Italia, Il presidente nero del brasiliano Monteiro Lobato: negli Usa, unico impero mondiale, la campagna elettorale è fra un conservatore bianco, un leader nero e una donna. Ma la fantascienza ci offre molto altro. Il presidente degli Stati Uniti come marionetta delle multinazionali nel romanzo I mercanti dello spazio di Pohl e Kornbluth che dopo 50 anni mette i brividi. Nel successivo L’anno del presidente i due autori parlano di un candidato che vuole cliniche pubbliche di prim’ordine (anche Clinton strombazzò qualcosa del genere, senza mantenere) e sembra volere la pace, ma ecco la rivelazione: «Come credi abbia fatto Lincoln a essere eletto? E’ stato forse il più grande Presidente ma la sua opera è un insieme di accordi poco puliti. Ha liberato gli schiavi ma tentò di introdurre un emendamento alla Costituzione per rendere la schiavitù intoccabile». Il romanzo si interrompe alla vigilia del voto: ha importanza chi vincerà? Nel racconto Doveva essere ucciso di Sam Sackett il candidato vince le elezioni «con la maggioranza più schiacciante mai avuta»: peccato non esista. Come nel famoso I simulacri di Philip Dick: gli Usea – cioè Stati uniti d’Europa e America – sono dominati da oligopoli, polizia munita di macchine del tempo e simulacri, cioè sostituti robotici degli esseri umani e da loro indistinguibili. Il potere è affidato all’attrice Nicole e il popolo sceglie, ogni 4 anni, suo marito. E’ l’unica donna, o quasi, della fantascienza che diventa presidente. Affascinante gioco di incastri in L’alternativa di Michael Bishop, il cui protagonista è Dick alle prese con «re Riccardo» (Nixon). «C’è un referendum via computer sulla sua amministrazione, dopo il tg. Tutti battono Sì o No sulla tastiera. I dati vengono elaborati dal computer della Casa Bianca. Il 90% vota Sì. Chi vota No riceve la visita di gendarmi. I dissidenti vengono rieducati o dichiarati pazzi».
Nel romanzo Morire dentro Robert Silverberg, attraverso un telepatico, ci porta nella testa di Nixon… per uscirne inorriditi. Ancora due romanzi di Philip Dick: il bellissimo Svegliatevi dormienti dove, fra l’altro, c’è un presidente nero e Il disco di fiamma con un sistema elettorale che dagli Usa si estende al mondo. Le cariche pubbliche del pianeta vengono sorteggiate a Ginevra. E se viene eletto un criminale? Resta un intervallo di 24 ore nel quale una specie di Corte costituzionale sceglie i candidati per tentare di eliminare le cariche supreme. Il sorteggio è il massimo della democrazia ma resta il regicidio. Idea sviluppata da Robert Sheckley in Biglietto per Tranai. Quando il protagonista giunge sul lontano Tranai è sorpreso nel vedersi offrire la massima carica. Proprio nell’istante in cui decide di accettare, il suo predecessore viene dilaniato dall’esplosione di un gingillo che porta al collo: una bomba collegata ai computer contabilizza il malcontento verso il presidente in carica. Oltre un certo livello di disaffezione, l’esecutivo è automaticamente (e non in maniera simbolica) decapitato: il trionfo della sondaggio-crazia in versione dinamitarda. L’ottimista Asimov si affida a robot e computer per le più alte cariche politiche. Caustico l’inglese Douglas Adams in Guida galattica per gli autostoppisti»: il candidato ideale alla «presidenza della Galassia» - non una cosuccia come gli Usa – sarebbe Zaphod: «Il presidente deve saper provocare il furore della gente ma anche affascinarla. Zaphod è uno dei migliori presidenti che la Galassia abbia avuto: ha già passato in carcere per truffa 2 dei 10 anni del mandato». Manca un “lodo Alfani” nelle galassie? C’è ovviamente anche il pattume ideologico, la fantascienza di estrema destra. Nel celebre Fanteria dello spazio di Robert Heinlein trionfa la tradizione anti-democratica: si vota non per censo o merito ma addirittura per valore militare. L’urna è cosa troppo seria per lasciarla a chi non fa la guerra. Rimane il dilemma posto – agli statunitensi ma a tutti noi – da Leo Szilard, scienziato pentito, che in un racconto chiede: «Gli americani sono liberi di dire tutto quel che pensano, visto che non pensano ciò che non sono liberi di dire?».
Queer supplemento di Liberazione del 2/11/2008 |